S_L_2Dipinto di William Adolphe Bouguereau. The youth of Bacchus (1884)

AMOR DISLESSIA

… Ma i più amano per perdersi. (H. Hesse)

 

Eppure ogni uomo uccide ciò che ama,

sappiatelo voi tutti. Alcuni con uno sguardo

d’odio. Altri con parole che carezzano. Il vile

con un bacio… Taluni uccidono il loro amore

da giovani, altri da vecchi. Alcuni lo strangolano

con le mani del desiderio, altri con quelle dell’oro,

perché così i morti subito si raffreddano. (O. Wilde)

 

Se avessimo amato

Più non amiamo

Né ameremo…

(Tiberio Crivellaro, da la raccolta inedita “L’albero teoretico”)

 

Quasi sempre le relazioni “amorose” falliscono perché la scelta viene fatta in base a quello che conta di più nell’immediato. Dato il tema o teorema “AMORE”, userò questo concetto fingendolo nel reale così da intenderci per una elaborazione iconoiatrica.

Dovrebbero essere tre le componenti fondamentali per un concetto di amore completo:

  • L’impegno cognitivo e oggettivo delle motivazioni
  • L’intimità
  • La passione

Un triangolo equilatero dove ogni angolo si relaziona al centro o fulcro:  una sorta di nodo borromeo, spazio animato relazionale indicato tra le figure schematizzate.

Tra l’assenza d’amore casuale o funzionale e la simpatia, l’infatuazione è punto di partenza per parlare di “amore”. Tuttavia l’infatuazione è relativa piuttosto a “l’amore a prima vista” che può nascere all’istante e svanire con la stessa rapidità. E l’eccitazione fisiologica (che non esclude del tutto la passione) senza fisicità. Rapida nell’accendersi, rapida nello spegnersi, se brucia alla svelta non produce l’effetto voluto. Ci si abitua fino all’assuefazione, come la droga. Altro contesto è il cosi detto “amore vacuo”, dove l’investimento è privo di intimità e passione. Un rapporto stagnante, insomma.

Vi è poi “l’amore romantico”, una combinazione di intimità e passione, vicinanza, attrazione fisica, eccitazione, assai spesso destinato a esaurirsi come un’avventura estiva.

“L’amore fatuo”, senza intimità è l’amore da fotoromanzo. E ancora: il “sodalizio d’amore” che è un rapporto di intimità senza un grande impegno reciproco e poco passionale.

Ma, e “l’amore perfetto o completo?” Analiticamente è riconducibile a un forte segnale di fallimento in quanto l’identificazione dell’oggetto d’amore trova il suo inciampo nell’Io che manca di una reale struttura osservante lo scambio; nell’Altro/a che non corrisponde quasi mai alle aspettative del fantasma di possesso. Ed esiste un “terzo” la cui funzione di inibizione, di frustrazione non dà aspettative alla trinità del soggetto a farsi oggetto. Ci sono collusioni che si scontrano non incontrandosi nella sessualità (lacaniana) pur incontrandosi sessualmente. Collusioni narcisistiche, orali, edipiche, di assoggettamento e di possesso.

L’amore, resta naufrago eterno in quell’isola felice che non c’è rivelandosi, specularmente, in dinamiche inconsce relative al rapporto amoroso che non è mai compiutamente protagonista dell’atto per eccellenza.

Un amore da prendere in considerazione è quello da transfert che riguarda senza tanti termini l’essere amati dal tiranno. C’è una sottomissione che sborda tra sudditanza e odio edipico. Maschile e femminile rivendicano le amorose attenzioni del padre o della madre. E la mancanza dell’oggetto causa mette in scena l’omosessualità o l’anoressia.

Infine “l’amore da chat”, quello che sembra l’ultima modernità e che invece, attraverso l’antico e meno antico carteggio, libera le inibizioni dando un luogo ideale alla perversione. Qui, l’amore è del proibito. Tra inganno e tradimento l’assenza di reale ripercorre il peccato originale destinato a non esaurirsi in mancanza dell’espiazione, del senso di colpa o della vergogna. Come gioco patologico e alcol, l’amore naviga nell’oggettualità della dipendenza. Cammina instancabilmente, ma angosciosamente, nel mare dell’euforia.

L’immaturità storica dell’essere umano si consegna pertanto alle patologie delle nevrosi e a quelle delle psicosi per via di un narcisismo patologico senza fine, in simbiosi tra Io, Tu e Altro; e Io non accetta sottomissione, a meno che l’Altro non ami Io rendendolo assoluto.

Tiberio Crivellaro

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